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Serie 1 · Storia 8 di 10

Ulisse tra Scilla e Cariddi

C’era una volta uno stretto mare dove ogni scelta sembrava difficile

Ulisse tra Scilla e Cariddi

Dopo aver superato il canto delle Sirene, la nave di Ulisse continuò il suo viaggio verso Itaca.

I marinai erano felici.

Avevano affrontato molte prove.

Avevano superato tempeste.

Avevano incontrato giganti.

Avevano resistito alle tentazioni.

Ma Ulisse sapeva una cosa importante:

ogni nuovo passo del viaggio poteva portare una nuova difficoltà.

Un mattino, mentre la nave navigava tra alte montagne di roccia, il mare iniziò a diventare più stretto.

Le onde si muovevano in modo strano.

Il vento cambiava continuamente direzione.

Un vecchio marinaio guardò davanti a sé e impallidì.

«Siamo arrivati allo stretto di Scilla e Cariddi.»

Gli altri marinai si fermarono.

«Cosa sono?»

Il vecchio indicò due lati del mare.

Da una parte c’era Scilla, un mostro nascosto tra le rocce.

Dall’altra parte c’era Cariddi, un enorme vortice che inghiottiva l’acqua del mare.

I marinai ebbero paura.

«Quindi dobbiamo scegliere da quale parte passare?»

Ulisse annuì.

«Sì.»

«Ma una strada è pericolosa e l’altra è pericolosa!»

Ulisse guardò il mare in silenzio.

Questa volta non esisteva una scelta perfetta.

Non c’era una strada senza difficoltà.

Non c’era una soluzione che eliminava ogni rischio.

Un marinaio disse:

«Forse dobbiamo aspettare finché troveremo un momento migliore.»

Ulisse scosse la testa.

«A volte aspettare non risolve il problema.»

«E allora cosa dobbiamo fare?»

«Dobbiamo scegliere la strada migliore possibile con le informazioni che abbiamo.»

I marinai rimasero in silenzio.

Ulisse spiegò:

«Nella vita non sempre troviamo due porte: una giusta e una sbagliata.»

«A volte troviamo due strade difficili.»

«E dobbiamo decidere quale valore vogliamo proteggere.»

Un giovane marinaio chiese:

«Ma come facciamo a sapere se la scelta è quella giusta?»

Ulisse sorrise.

«Non possiamo sempre saperlo prima.»

«Allora come scegliamo?»

«Guardiamo ciò che conta davvero.»

La nave si avvicinava sempre di più allo stretto.

Il rumore del mare diventava più forte.

I marinai erano agitati.

Ulisse prese il timone.

«Dobbiamo restare concentrati.»

«Non possiamo pensare a tutto ciò che potrebbe accadere.»

«Dobbiamo affrontare ciò che abbiamo davanti.»

La nave iniziò il passaggio.

I marinai lavoravano insieme.

Uno controllava le vele.

Uno osservava il mare.

Uno aiutava i compagni.

Tutti erano concentrati sul loro compito.

Il viaggio fu difficile.

Ci furono momenti di paura.

Ci furono momenti in cui sembrava impossibile continuare.

Ma alla fine la nave superò lo stretto.

Quando furono lontani, tutti tirarono un sospiro di sollievo.

Un marinaio guardò Ulisse.

«Pensavo che essere coraggiosi significasse non avere paura.»

Ulisse sorrise.

«Anche io una volta lo pensavo.»

«E invece?»

«Essere coraggiosi significa scegliere anche quando abbiamo paura.»

Il marinaio guardò il mare dietro di loro.

«Ma come facciamo quando non sappiamo se abbiamo scelto bene?»

Ulisse rispose:

«Dobbiamo ricordare che una scelta non si giudica soltanto dal risultato.»

«Ma anche dal modo in cui l’abbiamo affrontata.»

«Se abbiamo scelto con attenzione, responsabilità e rispetto dei nostri valori, abbiamo già fatto qualcosa di importante.»

Da quel giorno i marinai impararono una nuova lezione.

Non tutte le decisioni hanno una risposta perfetta.

A volte dobbiamo scegliere tra due difficoltà.

A volte dobbiamo lasciare qualcosa per proteggere qualcosa di più importante.

A volte dobbiamo accettare che nessuna strada sia completamente semplice.

Ma una persona che conosce la propria direzione riesce a scegliere meglio.

Perché non decide soltanto pensando alla paura.

Decide pensando a ciò che vuole costruire.

Quella sera Ulisse scrisse sul suo diario:

“Non sempre possiamo scegliere il mare calmo. Ma possiamo scegliere come guidare la nostra nave.”

La nave continuò il viaggio verso Itaca.

Mancava ancora poco.

Ma Ulisse sapeva che il viaggio più grande non era soltanto quello sul mare.

Era quello dentro di sé.

Perché ogni scelta lo stava trasformando nella persona che voleva diventare.

Fine.

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