Serie 1 · Storia 7 di 10
Ulisse e il canto delle Sirene
C’era una volta un canto bellissimo che poteva far dimenticare la propria strada

Dopo aver ascoltato le voci del passato nel Regno delle Ombre, la nave di Ulisse riprese il suo viaggio verso Itaca.
Il mare sembrava tranquillo.
Il vento soffiava dolcemente.
Ma Ulisse sapeva che ogni viaggio importante nasconde sempre nuove prove.
Un giorno, mentre osservava l’orizzonte, vide una distesa di acqua calma e luminosa.
Era una zona del mare di cui tutti i marinai parlavano con timore.
«Siamo vicini all’isola delle Sirene» disse Ulisse.
I marinai si guardarono preoccupati.
«Chi sono le Sirene?»
Ulisse rispose:
«Sono creature dal canto meraviglioso. La loro voce è così bella che chiunque la ascolti dimentica tutto il resto.»
«Dimentica tutto?»
«Sì. Dimentica il viaggio. Dimentica la meta. Dimentica persino ciò che ama.»
I marinai guardarono la loro nave.
Avevano affrontato tempeste.
Avevano incontrato giganti.
Avevano superato grandi difficoltà.
Ma questa prova era diversa.
Non dovevano combattere contro qualcosa.
Dovevano resistere a qualcosa.
Ulisse allora ebbe un’idea.
Chiamò tutti i marinai.
«Preparatevi. Questa volta il pericolo non arriverà con la forza.»
«E allora come arriverà?»
Ulisse guardò il mare.
«Arriverà con una promessa.»
I marinai non capirono.
«Le Sirene non ci diranno cose brutte. Ci diranno proprio ciò che vogliamo sentire.»
Un giovane marinaio chiese:
«Perché questo dovrebbe essere pericoloso?»
Ulisse rispose:
«Perché a volte le cose più difficili da evitare sono quelle che sembrano perfette.»
Prima di arrivare vicino all’isola, Ulisse fece mettere della cera nelle orecchie dei marinai.
Poi chiese ai compagni di legarlo saldamente all’albero della nave.
«Perché vuoi essere legato?» chiese un marinaio.
Ulisse sorrise.
«Perché conosco la mia curiosità. So che potrei essere tentato.»
«Ma tu sei Ulisse. Sei forte.»
«Essere forti non significa non avere debolezze. Significa conoscerle e prepararsi.»
La nave avanzò lentamente.
Il mare diventò immobile.
Poi arrivò il canto.
Era una musica meravigliosa.
Dolce.
Misteriosa.
Le Sirene chiamavano Ulisse.
«Ulisse, vieni da noi.»
«Ti racconteremo tutti i segreti del mondo.»
«Potrai conoscere ogni cosa.»
Ulisse aprì gli occhi.
Per un momento dimenticò il viaggio.
Quelle parole sembravano promettere tutto ciò che aveva sempre desiderato.
Sapere.
Scoprire.
Essere ricordato.
«Fermate la nave!» gridò.
I marinai però non potevano sentirlo.
Avevano la cera nelle orecchie.
Ulisse iniziò a muoversi cercando di liberarsi.
«Lasciatemi andare! Voglio ascoltare!»
Ma i nodi erano stretti.
La nave continuò il suo cammino.
Il canto diventò sempre più lontano.
Dopo qualche ora il mare tornò silenzioso.
I marinai tolsero la cera dalle orecchie.
Liberarono Ulisse.
Lui rimase in silenzio per molto tempo.
Poi disse:
«Oggi ho imparato una grande lezione.»
Un marinaio chiese:
«Quale?»
«Non sempre possiamo fidarci della nostra volontà nel momento della tentazione.»
«Cosa significa?»
Ulisse guardò l’albero della nave.
«Significa che a volte dobbiamo proteggere noi stessi prima che arrivi la difficoltà.»
I marinai pensarono a tutte le volte in cui avevano perso tempo.
Una distrazione.
Una cosa facile.
Un desiderio improvviso.
Tutte cose piccole che potevano allontanarli dalla loro meta.
Da quel giorno sulla nave nacque una nuova regola.
Prima di ogni scelta importante, ognuno doveva chiedersi:
“Questa cosa mi avvicina alla mia Itaca o mi fa dimenticare il mio viaggio?”
Il giovane marinaio Teo disse:
«Pensavo che le grandi prove fossero sempre mostri e tempeste.»
Ulisse sorrise.
«A volte le prove più difficili sono quelle che sembrano piacevoli.»
«Come il canto delle Sirene?»
«Proprio così.»
La nave continuò il viaggio.
Ulisse guardò il mare.
Aveva capito che ogni persona ha le proprie Sirene.
Possono essere distrazioni.
Possono essere parole degli altri che ci fanno cambiare strada.
Possono essere cose che ci fanno perdere tempo e dimenticare i nostri sogni.
Le Sirene non ci obbligano.
Ci convincono.
Ed è proprio questo il loro potere.
Per questo ogni viaggiatore deve imparare a proteggere la propria attenzione.
Perché ciò a cui diamo attenzione cresce dentro di noi.
E ciò che scegliamo ogni giorno costruisce la nostra strada.
Quella sera Ulisse scrisse sul suo diario:
“Non tutto ciò che attira il nostro sguardo merita il nostro cammino.”
La nave continuò verso Itaca.
Il viaggio non era ancora finito.
Ma Ulisse aveva imparato un’altra importante verità:
Chi protegge la propria direzione non si perde facilmente.
Fine.
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