Serie 1 · Storia 10 di 10
Ulisse e la propria Itaca
C’era una volta un viaggio che non finiva con il ritorno, ma con una nuova scelta

Molti anni erano passati da quando Ulisse aveva lasciato la sua isola.
Aveva attraversato mari sconosciuti.
Aveva incontrato giganti.
Aveva affrontato tempeste.
Aveva ascoltato voci capaci di confondere il cuore.
Aveva conosciuto paure che non pensava di poter superare.
Quando era partito da Itaca, Ulisse pensava che il viaggio più importante fosse quello verso casa.
Ora che era tornato, aveva scoperto qualcosa di diverso.
Il vero viaggio era stato quello dentro sé stesso.
Un giorno, mentre camminava sulla spiaggia, Ulisse incontrò un gruppo di bambini che guardavano il mare.
Uno di loro teneva in mano una piccola barca di legno.
«Cosa state facendo?» chiese Ulisse.
Il bambino rispose:
«Stiamo pensando al nostro futuro. Ma non sappiamo quale strada scegliere.»
Ulisse si sedette sulla sabbia.
«Perché pensate che esista una sola strada?»
I bambini si guardarono.
«Perché tutti ci dicono cosa dovremmo fare.»
«Chi ve lo dice?»
«Gli adulti. Gli amici. Le persone che conosciamo.»
Un bambino disse:
«Qualcuno dice che dobbiamo diventare famosi.»
Un altro:
«Qualcuno dice che dobbiamo essere i migliori.»
Una bambina aggiunse:
«Qualcuno dice che dobbiamo avere tante cose per essere felici.»
Ulisse guardò il mare.
Aveva sentito quelle stesse voci durante il suo viaggio.
Voci che promettevano successo.
Voci che promettevano facilità.
Voci che cercavano di scegliere al posto suo.
«Sapete cosa ho imparato durante il mio viaggio?» disse.
«Cosa?»
«Che una persona può navigare molto lontano e comunque non sapere dove sta andando.»
I bambini ascoltarono con attenzione.
«Allora come facciamo a trovare la strada giusta?»
Ulisse prese un bastoncino e disegnò sulla sabbia un’isola.
«Prima dovete trovare la vostra Itaca.»
«Ma Itaca è casa tua!» disse un bambino.
Ulisse sorrise.
«Sì. Ma ogni persona ha una propria Itaca.»
«E dove si trova?»
«Non si trova su una mappa.»
I bambini guardarono incuriositi.
«Si trova nelle cose che per voi contano davvero.»
Poi Ulisse fece tre domande.
«Quali persone volete proteggere?»
I bambini iniziarono a pensare.
«Quali valori non volete perdere?»
Rispetto.
Amicizia.
Coraggio.
Aiutare gli altri.
«E quale persona volete diventare?»
Questa domanda fece rimanere tutti in silenzio.
Perché era la domanda più importante.
Non chiedeva:
“Cosa vuoi avere?”
Chiedeva:
“Chi vuoi essere?”
Un bambino rispose:
«Io voglio diventare una persona che aiuta gli altri.»
Una bambina disse:
«Io voglio imparare sempre cose nuove.»
Un altro bambino sorrise:
«Io voglio avere il coraggio di provare anche quando ho paura.»
Ulisse annuì.
«Avete iniziato a costruire la vostra Itaca.»
«Ma siamo solo all’inizio.»
«Certo.»
«Una direzione non è una strada già pronta.»
«È una scelta che rinnoviamo ogni giorno.»
Da quel momento i bambini di Itaca iniziarono una nuova abitudine.
Ogni sera si fermavano qualche minuto e si chiedevano:
“La scelta che ho fatto oggi mi ha avvicinato alla persona che voglio diventare?”
A volte la risposta era sì.
A volte no.
Ma ogni giorno imparavano qualcosa.
Perché anche Ulisse aveva commesso errori durante il suo viaggio.
Aveva avuto paura.
Aveva dubitato.
Aveva sbagliato strada.
Ma ogni prova gli aveva lasciato un insegnamento.
Il tempo passò.
Ulisse continuò a raccontare la sua avventura.
Ma non raccontava soltanto dei mostri e delle tempeste.
Raccontava delle scelte.
Della pazienza.
Del coraggio.
Della capacità di rialzarsi.
Un giorno un bambino gli chiese:
«Ulisse, qual è stata la parte più difficile del tuo viaggio?»
Ulisse guardò il mare.
Pensò a tutte le prove affrontate.
Poi rispose:
«La parte più difficile è stata capire che non dovevo diventare qualcun altro.»
«E cosa dovevi fare?»
«Dovevo imparare a diventare la versione migliore di me stesso.»
Il bambino sorrise.
Il sole iniziava a tramontare sul mare.
Ulisse osservò la sua isola.
La sua Itaca.
E capì che il viaggio non era davvero finito.
Perché ogni giorno porta nuove onde.
Nuove scelte.
Nuove possibilità.
Ma chi conosce la propria direzione non è mai completamente perduto.
Prima di andare via, Ulisse scrisse l’ultima frase sul suo diario:
“La nostra Itaca non è soltanto il luogo dove vogliamo arrivare. È la persona che scegliamo di diventare durante il viaggio.”
E da quel giorno, ogni bambino che guardava il mare ricordava una cosa importante:
non serve avere già tutte le risposte.
Non serve conoscere ogni onda.
Non serve sapere ogni passo del cammino.
Serve soltanto avere il coraggio di iniziare.
Perché ogni grande viaggio nasce sempre nello stesso modo:
con una persona che guarda l’orizzonte…
e sceglie la propria direzione.
Fine.
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